Ragionar d'Amore - Giovanni Boccaccio

Ragionar d'Amore - Giovanni Boccaccio

Galleria Cavour 2

martedì 19 novembre 2019

Unipol Auditorium ore 20:30

Martedì 19 novembre 2019
GIOVANNI BOCCACCIO
Laura Morante letture
La Pifarescha
Mauro Morini
 trombone
Andrea Inghisciano cornetto
Giangiacomo Pinardi liuto
Rosita Ippolito viola da gamba e viella

Musiche:

Anon./Sweelinck Ballo del Granduca
Giovanni Pierluigi da Palestrina Già fu chi m’ebbe cara, e volentieri
Girolamo Scotto Lagrimando dimostro
Antoine Busnois Fortuna desperata
Ansano Senese El mostrarsi lieto
Francesco Manara Amor la vaga luce
Jacob Arcadelt Li preghi miei
Philippe Verdelot O singular dolcezza
Jan Pieterszoon Sweelinck Io mi son giovinetta
Vincenzo Calestani Damigella tutta bella

 

 

La cornice di una delle più originali raccolte della letteratura italiana, che in quasi sette secoli non ha perso nulla del suo fascino, è racchiusa nel suo titolo: Decameron, ovvero dieci giorni in cui dieci ragazzi (sette donne e tre uomini) si rifugiano in campagna e raccontano dieci novelle al giorno per sfuggire alla devastazione, fisica e morale, della peste che attanaglia Firenze nel 1348. I temi, decisi dal “re” o dalla “regina” della giornata, sono diversi, ma l’amore occhieggia sempre fra le righe, oltre ad essere al centro di due giornate (la quarta, dedicata agli amori dall’esito tragico, e la quinta, sugli amori a “lieto fine”). Boccaccio scompagina tutte le carte in questa raccolta, che attraversa da parte a parte con ironia la società del tempo, toccando argomenti aulici come la virtù, ma anche scabrosi come l’erotismo (anche fra le mura di conventi e monasteri). La musica accompagna il Decameron nei balli strumentali come nei canti che concludono le giornate, i cui testi hanno ispirato i madrigali “europei” di Arcadelt e Verdelot, Palestrina e Sweelinck.

Laura Morante

Laura Morante nasce in una famiglia dove la cultura e l’arte sono di casa, il padre, infatti, è lo scrittore e giornalista Marcello Morante, fratello minore di Elsa. Sin da giovanissima si dedica al teatro, debuttando con Carmelo Bene, per cui recita in diverse pièces, come Riccardo III e S.A.D.E.. Nel 1980 arriva anche l’esordio al cinema in Oggetti smarriti di Giuseppe Bertolucci, mentre con Bernardo Bertolucci lavorerà l’anno seguente in La tragedia di un uomo ridicolo (1981) con Ugo Tognazzi e Anouk Aimée. È poi Nanni Moretti il regista che più di chiunque altro l’ha messa sotto i riflettori, prima con Sogni d’oro (1981) e poi con Bianca (1984). Nel 1983 condivide il set con Jean-Louis Trintignant in Colpire al cuore di Gianni Amelio. Negli anni Ottanta partecipa alle pellicole dirette da Mario Monicelli, viene diretta nuovamente da Amelio in I ragazzi di via Panisperna (1989) e si misura con la commedia accanto a Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio in Turné (1990) di Gabriele Salvatores, e con Ferie d’agosto (1996) di Paolo Virzì. Nel 1999 vince il Globo d’oro per la sua interpretazione de L’anniversario, e il nuovo millennio la vede prendere parte alle regie di Cristina Comencini, Mike Figgis, John Malkovich, Alain Resnais, e aggiudicarsi un David di Donatello e un Ciak d’oro per La stanza del figlio (2001) di Nanni Moretti. Interpreta la scrittrice Sibilla Aleramo in Un viaggio chiamato amore (2002), viene diretta da Gabriele Muccino in Ricordati di me (2003), riceve il Nastro d’argento 2004 con la commedia L’amore è eterno finché dura di e con Carlo Verdone, ed è diretta da Sergio Castellitto e Pupi Avati, protagonista di tre suoi lavori. Sperimenta anche la regia, portando sul grande schermo Ciliegine (2012), con cui si aggiudica un Globo come Miglior rivelazione, e Assolo (2016), commedie di cui è anche protagonista. Nel 2015 le viene conferito il Nastro d’argento europeo, e condivide il set con Marco Giallini in Ogni maledetto Natale (2014) e Se Dio vuole (2015), mentre nel 2018 è protagonista insieme a Rocco Papaleo di Bob & Marys e partecipa ai film Una storia senza nome di Roberto Andò e La profezia dell’Armadillo di Emanuele Scaringi. Nel 2018 ha pubblicato per La Nave di Teseo il suo primo libro: Brividi immorali. Racconti e interludi.

La Pifarescha

La Pifarescha nasce come formazione di alta cappella, ossia un organico strumentale di fiati e percussioni diffuso con il nome di Piffari e ampiamente celebrato in tutta l’Europa del Medioevo e Rinascimento. I Piffari erano attivi sia autonomamente che in appoggio ad altri organici strumentali e vocali, o gruppi di danza. La Pifarescha unisce ed alterna le ricche ed incisive sonorità dell’alta cappella con quelle più morbide della bassa cappella, attraverso l’utilizzo di un ampio strumentario: bombarde, tromboni, trombe, cornetti, cornamuse, ghironda, dulciana, flauti, viella, viola da gamba, percussioni, salterio e molti altri. Inoltre, segue la progressiva evoluzione che porterà il gruppo di alta cappella a trasformarsi nel consort nobile per eccellenza tra Rinascimento e Barocco: i cornetti e tromboni. Questa formazione, ormai profondamente mutata pur mantenendo spesso il vecchio nome di piffari, diventa un’altra caratteristica distintiva delle molteplici possibilità di organico de La Pifarescha, e viene ulteriormente ampliata con l’integrazione di strumenti a tastiera, archi e voci, in piena aderenza con i canoni estetico-stilistici del repertorio del XVI e XVII secolo. Attiva in vari settori dello spettacolo e presente in importanti Festival internazionali, La Pifarescha ha inciso per CPO, Classic Voice, Dynamic, Arts, Outhere, Pan Classic, Glossa.